Il canto dell’upupa di Roberto Mistretta

 

La nebbia spessa stagnava nella vallata, abbracciando la Montavalle, immensa distesa perlacea, fiabesco lago di morbide nuvole adagiate in terra. La rocca di Villapetra si levava sul lago di nuvole nella sua luce azzurrina, rubando al cielo i colori più belli: l’indaco lambiva il turchino e il violetto carezzava il turchese sino a sfumare nel grande respiro dell’infinito. Dio che spettacolo! Perché gli uomini avevano smesso di guardare il cielo?
Questo passo, cari lettori, è poesia. Allo scrittore sarà scaturito dal suo profondo con naturalezza e senza avvertire alcun senso di fatica; con poca limatura. Riverberi di aria bucolica virgiliana e sogni leopardiani.

Roberto Mistretta, in punta di penna e con insito in se la vena del narratore, ci propone un noir di fantasia, descrivendo una situazione scabrosa senza andare mai al di là del lecito. Ti fa sgomentare per l’orrore che spesso gli uomini sono capaci di creare, descrivendo l’orrido e immondo animo umano nei suoi più bassi istinti: atavici nascosti feroci.

Come per tutti i gialli, come si chiamavano una volta, ora noir, non vi sveleremo la trama e non vi parleremo del maresciallo Bonanno, protagonista del romanzo: un uomo buono, caparbio e furbo di quel tanto che basta per arrivare alla fine della sua indagine.

Qui a noi interessa scoprire lo scrittore Roberto Mistretta, poeta per certi versi (vedi l’esempio sopra citato). Non ci vuole molto a capire che lo scrittore ha fatto sua la tecnica che ti tiene inchiodato sulla poltrona fino alla fine.

In un piccolo paese dell’entroterra siciliano arriva il progresso, la tecnologia e la modernità, e dipende sempre dall’uomo farne buon uso o metterlo a servizio del potente di turno.

Una volta le buttane erano caserecce e il sesso era una scoperta prodigiosa, ora, il mercato, (vai con la globalizzazione !), ti propina nere, slave, rumene e viados. Vacci a capire perchè un rispettabile ingegnere del luogo sta per perdere la reputazione, la pace in famiglia e il lavoro per il pelo nero…

Ebbene Roberto Mistretta ci descrive tutto questo mondo fatto di bassi istinti con l’ironia e, anche nei passi di maggiore impatto emotivo, le sue descrizioni sono sempre velate di quel senso di pietas e compassione per i personaggi squallidi.

Che c’entra l’upupa in tutto questo?
Parafrasando un verso di Mogol e Battisti, lo scoprirete solo leggendo.

Per saperne di più su Roberto Mistretta vi invitiamo a consultare la scheda in Bibliografia Mussomelese

Piero Ciccarelli, Mussomeli, Caltanissetta, Sicilia

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Scritto da: Ciccarelli_Piero - il 22 febbraio 2011 - Categoria: Recensioni mussomelesi - Nessun Commento -

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