Dicerie e leggende di Giuseppe Messina

 

Non c’è in questi racconti di Giuseppe Messina quel pavoneggiarsi alla ricerca della frase ad effetto che spesso viene usata per dare un tono altisonante a dei racconti che hanno contenuti modesti. Né l’uno nè l’altro, perchè non occorre: da soli contengono la genuinità e il sapore antico du cuntu. Il titolo, Dicerie e Leggende, fa pensare a quei misteriosi e fantastici racconti di un tempo, fatto di maghi, invenzioni fantastiche ed inverosimili, sorprese e incredibili mondi.
Certo, l’autore ci parla di persone scomparse, di massi sorti per caso in un determinato tragitto a ricordare vecchie magie; il tutto raccogliendo da solo l’esperienza di tanti anni di studio e il ritornare indietro alle mille diavolerie sentite in paese accanto ad un focolare.
Quello che più ti rimane impresso, chiudendo il libro, è la semplicità e il trasporto che ti coinvolge, perchè in Messina, c’è sicuramente qualcosa di autobiografico. Non tanto perchè l’autore ha vissuto direttamente queste esperienze, ma perchè ne ha fatto definitivamente suoi i più profondi contenuti.
La prova più bella senz’altro nel racconto A me piacciono i bambini. Una storia struggente nella sua brevità. Non stona affatto in mezzo ad altri racconti che sanno di tempo antico. E’ una favola moderna: l’amore sotto una delle tante sue sfaccettature, forse, la più tragica. Nè il barbone, Nuccio Spina, che, colto da un tragico destino, mantiene la sua dignità e il rispetto dei suoi paesani. In Viaggio in India l’esperienza della ricerca di nuova spiritualità viene delusa da qualcosa che ha a che fare con la truffa.
In ogni racconto troviamo la mano felice di uno scrittore che forse ha creduto di più al suo impegno di insegnante e meno nella sue capacità di far rivivere e rendere attuali drammi e racconti del tempo che fu. Non crediamo che l’esperienza di scrittore possa concludersi in questa serie, seppure bellissima, di racconti, ed attendiamo una prova più convincente e matura che in Giuseppe Messina si fa romanzo, intriso di melanconia, affetti filiali, amori traditi, ostinate follie. La tristezza per l’imminente fine del fratello in Senza rumore, ha il sapore del racconto ottocencesco, ma Messina, seppure in pochissime pagine, ci fa vivere il dramma familiare e nello stesso tempo dà l’involontaria dimostrazione della sensibilità e della penna sottile di uno scrittore che sicuramente ha nel cassetto altri racconti.
Se, come non dubito, lo invitiamo a tirarli fuori e a farci condividere le sue emozioni.

Per saperne di più su Giuseppe Messina vi invitiamo a consultare la scheda in Bibliografia Mussomelese

Piero Ciccarelli, Mussomeli, Caltanissetta, Sicilia

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Scritto da: Ciccarelli_Piero - il 27 febbraio 2011 - Categoria: Recensioni mussomelesi - Nessun Commento -

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