Il furgoncino magico di Pasqualinu

 

Era una scena, che sarebbe piaciuta molto a Peppuccio Tornatore e in quei fine anni cinquanta era consueta e si ripeteva puntualmente ogni mezzogiorno nelle assolate giornate dei mesi estivi nella “chiazza” di Mussomeli.
Allora era davvero, la Piazza per eccellenza, l’agorà greca o il foro romano, era davvero il fulcro movimentato della vita cittadina. Farmacia, bar, carnezzeria, merceria, drogheria (o putìa), barbiere, gioielleria, fotografo e persino due banche e una chiesa. Tutti i carusi, di età compresa fra i sei e i tredici anni, attendevano con ansia e con la paura che non arrivasse Pasqualino e il suo, un po’ sgangherato, “furgoncino”.
Era un Moto Guzzi con un cassone, non di grandi dimensioni, per trasportare la merce più varia e una cabina con un enorme manubrio e un cambio a cinque marce con una piccola leva “incapsulata” dentro una scatola di metallo e una serie di tagli tanti quante erano le marce. Un solo posto a sedere e con accanto un cadente seggiolino quasi mai ben stabile e saldamente bullonato.
Cosa avesse di magico quel furgoncino ancora me lo chiedo !
Ogni giorno, sotto il sole cocente all’ora più calda della giornata, una flotta di ragazzini aspettava quel magico veicolo per volare con la fantasia.
“Mu fa fari un giru, Pasqualì”. Dicevamo e chiedevamo quasi in coro un gruppo di monellacci, che disubbidendo ai genitori, all’ora più calda della giornata “currivanu a chiazza pi farisi un giru nu furgoncinu di Pasqualinu”. I monelli eravamo sempre gli stessi e il buon Pasqualinu, non solo doveva andare a pranzare, ma a turno ci accontentava, facendo un giro supplementare da “chiazza”, mentre la pasta si freddava. Ma Pasqualinu era fatto così: non sapeva dire di no. E per fare il solo giro “concesso” al giorno, la disputa fra noi ragazzini era senza quartiere e spesso finiva a “sciarra”. Mentre Pasqualino in questi casi ci diceva: “ Iti a fari ‘nto c…, tutti quanti, ia è ghiri a mangiari”.
Ogni tanto, io allentavo la presa e lo “tradivo” con Turiddu, giovane carrettiere che aveva un cavallo bigio e mansueto.
Ma a Pasqualino è legato un altro episodio “storico” del paese. Si stava rifacendo la pavimentazione di via Colajanni strada che partiva da Palazzo Sgadari, allora adibito a Municipio del paese. Per settimane intere si parlò, se la strettissima strada dovesse essere rifatta con i gradini in pietra lavica (petra catania) o resa carrozzabile, sempre in pietra lavica e sassi (i cuti). Per interi mesi, il fatto riempì i nostri pomeriggi in interminabili conversazioni che dividevano i dialoganti in due diverse opinioni: taluni a favore dei gradini, altri a favore della carrozzabile. A dirimere una volta per sempre la questione fu presa una decisione che non dette più adito ad altre discussioni.
Si misurò, con metro da sarto alla mano, la sponda posteriore del furgoncino di Pasqualino e siccome lo spazio risultò di appena di due centimetri in meno, quindi insufficiente a fare transitare il mezzo, si dovette scegliere la soluzione dei gradini.
Almeno, chi scrive, la ricorda così, se poi qualche altro ha una versione differente, poco importa. Quello che è importante e ricordare il buon Pasqualinu e il suo furgoncino magico.

Per saperne di più su Pitruzzu Ciccarelli da Mussomeli vi invitiamo a consultare la scheda in Bibliografia Mussomelese

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Scritto da: Ciccarelli_Piero - il 27 febbraio 2011 - Categoria: Quannu mi chiamavanu Pitruzzu ! - Nessun Commento -

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