Umane storie di emigranti

 

Caluzzu (Calogero) non aveva mai visto una stazione ferroviaria così grande.
Quella del paese vicino al suo (Acquaviva Platani – Casteltermini) era una stazioncina con appena un paio di locali tutto fare e una piccola biglietteria.
La ricorda in qualche poesia Salvatore Quasimodo perchè vi passò parte della sua infanzia in quanto suo padre era ferroviere.
I binari davanti alla stazione erano due. Uno di essi collegava le stazioni limitrofe, l’altro per far sostare qualche vettura o dare la precedenza in quanto tutta la linea Agrigento-Palermo aveva un solo binario. Tutto qui.
Si stupì moltissimo vedendo le tre grandi arcate di ferro della Stazione Centrale di Milano. Rimase sbigottito ancora di più quando il fratello, che lo accolse alla stazione, gli disse che in città ve ne erano altre grandi, quasi, come questa.

Appena scesero dal tram, dopo aver fatto un bel tratto di strada a piedi, giunsero a Quarto Oggiaro nelle Case Popolari di via Pascarella 20, ove abitava suo fratello con la propria famiglia. In quel “due locali” erano stretti, sì, ma contenti e fiduciosi verso il futuro. A quei tempi il lavoro c’era per chi aveva voglia di lavorare. Le lusinghe della città erano tante e bisognava stare attenti a non “scivolare verso il baratro dell’illegalità”.

Vi ricordate il famosissimo film di Visconti Rocco e i suoi fratelli?
Quando Caluzzu si rese conto che abitava in periferia e che il Centro era tutto un’altra cosa cominciò a pensare… alla fine decise che per lui l’importante era lavorare onestamente, per guadagnare tanto quanto bastava per farsi una famiglia. Anche se non era facile. D’animo gentile e affabile con tutti, Caluzzu, si stupì non poco quando cercando casa in affitto gliela negavano perchè meridionale… terùn.

Ma che vuol dire? Si chiedeva… che ho fatto di male, io?
Perchè tutta questa cattiveria.
Per lui era inconcepibile tale comportamento. Si fece coraggio e cercò, cercò e cercò fin quanto la trovò e i suoi sogni cominciarono ad avverarsi. Ora stare in periferia per Caluzzu era come vivere al suo paese, aveva degli amici e gli piaceva molto avere contatti con delle persone. Si rese conto che i milanesi avevano un cuore come il suo… e che la gente era tanto cattiva o tanto buona esattamente come al suo paese in quella tanto martoriata Sicilia. Terra di varie conquiste nei secoli passati. Ogni periferia può diventare Centro… come il Centro, se non c’è comunicazione fra gli esseri umani, può essere peggio della periferia.

Nel tempo libero studiò molto e cominciò a frequentare vari centri culturali… specialmente quelli artistici. Anche se si riteneva “ignorante” penso bene di fondare un Centro Socio-Culturale con propositi di migliorare lo stato esistenziale del quartiere.
Essendo “allergico ai bar” Caluzzu… vi entrava raramente per offrire qualche cosa agli amici o accettarla da loro: diceva sempre che “l’ozio dei bar rende le persone irritabili perchè parlano di cose inutili, perciò litigiose. Ad affermare la sua convinzione erano le cronache cittadine…sui giornali o in TV.
La maggior parte degli atti delinquenziali avvenivano (o erano concepiti) nei bar o nei ritrovi notturni o in altre cose del genere. Mantenendo la sua integrità morale migliorò la sua cultura, divenne segretario politico, consigliere comunale, pubblicista e poeta-scrittore.
Ancora adesso ama la periferia, abita felicemente con la famiglia in una cittadina adiacente a Milano da circa quaranta anni. Una storia come le tante, simili in tutto il mondo, che ci permettono di riflettere ed essere più comprensivi verso il prossimo.

Per saperne di più su Caluzzieddu Di Giuseppe da Mussomeli vi invitiamo a consultare la scheda in Bibliografia Mussomelese

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Scritto da: DiGiuseppe_Calogero - il 27 febbraio 2011 - Categoria: Quannu mi chiamavanu Caluzzieddu ! - Nessun Commento -

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