La Primavera (di Santi Barba) ed il mito di Proserpina

 

L’alternarsi delle stagioni, ed in particolare l’avvicendamento di quelle più belle (primavera – estate) con quelle più fredde (autunno – inverno),  è strettamente legato al famoso Ratto di Proserpina (Persefone, Kore, Kora o Core per i greci), che secondo la mitologia classica, sarebbe avvenuto in Sicilia presso il lago Pergusa (Enna) ad opera del Dio degli Inferi Plutone (Ade nella mitologia greca).

Il ratto di Proserpina, che rappresenta uno dei miti siciliani più celebri, è stato ritratto in diverse opere d’arte come nella straordinaria Apoteosi della dinastia Medici eseguita, con la tecnica dell’affresco, dal pittore napoletano Luca Giordano (Napoli, 18 ottobre 1634 – Napoli, 12 gennaio 1705) sulla volta di una grande sala del Palazzo Medici-Riccardi di Firenze: un edificio commissionato nel 1444, da Cosimo il Vecchio della famiglia Medici (ma che venne abitato soprattutto dal nipote, Lorenzo il Magnifico) a Michelozzo Michelozzi successivamente acquistato (nel seicento) dall’umanista Riccardo Riccardi e che oggi ospita la Prefettura di Firenze.

La leggenda narra che Proserpina, bellissima figlia di Cerere (Demetra per i greci), Dea della Terra (Madre Terra), dell’Agricoltura e della Fertilità, mentre raccoglieva fiori sulle rive  del lago Pergusa (Enna) venne rapita, con il consenso di Giove (Zeus nell’antica Grecia), dal Dio Plutone e portata via per diventare sua sposa e regina degli Inferi.   Cerere, venuta a sapere del rapimento, si adirò così tanto che non si curò più della terra e per gli uomini vennero tempi duri di carestia e di morte; Ella avrebbe ripreso a prendersi cura della terra solo se Proserpina fosse ritornata. Intanto Proserpina, aveva provato il dolce sapore del melograno, simbolo d’amore, donatole dal furbo Plutone. La fanciulla mangiando sei chicchi di un melograno divenne a tutti gli effetti sposa di Plutone pertanto non Le sarebbe stato possibile ritornare da sua madre. Gli uomini chiesero aiuto a Giove il quale cercò di trovare una soluzione. Giove dispose che Proserpina, sarebbe rimasta nel Regno degli Inferi assieme a Plutone per un numero di mesi equivalente al numero di chicchi da Lei mangiati (sei chicchi), potendo così trascorrere sulla terra il resto dell’anno (sei mesi) con la madre Cerere. Pertanto, ogni anno la Madre Terra (Cerere) accoglie con gioia l’arrivo di Proserpina, facendo rifiorire la Natura in Primavera e in Estate alle quali seguono le brutte stagioni (autunno-inverno)  al rientro negli Inferi.

Santi Barba, colto poeta mussomelese, nel lontano 1906 così accoglieva e festeggiava il ritorno di Proserpina e della Primavera :

Primavera

O primavera, immagine
D’amore e giovinezza,
Tu sei l’arcano palpito
Di quiete e di dolcezza.

Per te le linfe educano
I teneri germogli,
E dan vigore agli alberi
Grami pur dianzi e spogli.

Per te natura svestesi
D’ogni benioso velo,
E radioso e tepido
Sorride il terso cielo.

Vestita a nozze volgesi
La terra al fido sole,
Desiosa a lui di porgere
Più forte e nobil prole.

Protrae il di mirandolo
Con incantevol riso
E pria che al sonno suadasi
Le si scolora il viso.

Egli l’involge e l’anima
Di luce e di calore,
Con baci interminabili
Di vivido splendore.

Gli aranci che profumano
Dei fiori verginali,
Serti leggiadri intrecciano
Pei riti nuziali.

Gli augelli che amoreggiano,
Tra folti rami ascosi,
Un inno epitalamico
Declamano agli sposi.

Tutto sorride ! Un fremito
D’affetti infiamma il core,
E par che tutto mormori :
“Sovrano regna amore ! “

O primavera, simbolo
D’amore e di dolcezza,
Tu sei la viva immagine
D’umana giovinezza.

In te l’immenso artefice
Rare beltà profuse,
E l’armonia e l’ordine
D’un suo pensier diffuse.

Chi non rimira estatico
Il fior che s’incolora
Ai miti raggi, all’alito
Della tua fresca aurora ?

E chi, dinanzi al giubilo
Dei singoli portenti,
Non dice : “ Questa è l’opera
Del Re dei firmamenti ? ”

Avvolta ne l’olibano
Dei fluidi profumi,
Entro la verde tunica
Forme divine assumi.

Quando fra danze armoniche
Esulti pel creato,
Esulta di letizia
Ogni essere animato.

E per le spiagge ondisone
Echeggiano d’amanti,
Piccole risa, murmuri,
Baci, sospiri e canti.

Tu schiudi i primi palpiti
Ai giovinetti in core,
Che senton le primizie
D’un innocente amore.

Al tuo sorriso sperdesi
Del mondo la tristezza
E dei segreti spasimi
Si tèmpera l’asprezza.

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Scritto da: Stirpes - il 21 marzo 2011 - Categoria: Recensioni mussomelesi - Nessun Commento -

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