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	<title>Commenti a: Ninuzzu: l&#8217;agnieddu di Caluzzieddu</title>
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	<description>Cultura e Memoria Mussomelese : Scrittori, poeti, letterati, storici, studiosi, ricercatori, scienziati, universitari, sacerdoti, religiosi, giornalisti, pubblicisti, artisti, pittori, scultori, artigiani, fotografi, musicisti, compositori, cantanti, musicanti, cantori, coristi, suonatori, lamentatori, confrati, attori, sportivi, pastori, contadini, politici, uomini di buona volontà di Mussomeli (Caltanissetta, Sicilia)</description>
	<lastBuildDate>Sun, 08 May 2011 16:15:36 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Giuseppe Noto (bonzangu)</title>
		<link>https://www.bibliografiamussomelese.org/2011/02/27/ninuzzu-lagnieddu-di-caluzzieddu/#comment-14</link>
		<dc:creator>Giuseppe Noto (bonzangu)</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 May 2011 14:57:29 +0000</pubDate>
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		<description>Inchiti a panza, inchitilla di spini! 
Importante riempire la pancia fosse anche riempiendola di spine! Per non morire di fame! Vecchissimo proverbio siciliano sempre di moda fino agli anni del boom economico degli anni ’60. Penso. Poi l’emigrazione fece diminuire la pressione della sopravvivenza umana anche nel nostro amato paese. E forse scomparve anche la raccomandazione delle mamme nei pranzi delle feste importanti, di usare poco tumazzu grattatu sulla pasta col sugo: “a picca a picca ca je di piecura”! Essere di pecora lo rendeva prezioso. Non ho mai capito bene il motivo. Può darsi che fosse prezioso al confronto con la mollica di pane abbrustolita che lo sostituiva il più delle volte. 
Oggi è un privilegio mangiare polpette di pane e uovo fritte e gonfiate di sugo col quale si condiscono i maccheroni cosparsi di mollica abbrustolita.
Salutu a Caluzzieddu cas’avissi a ricurdari di mia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Inchiti a panza, inchitilla di spini!<br />
Importante riempire la pancia fosse anche riempiendola di spine! Per non morire di fame! Vecchissimo proverbio siciliano sempre di moda fino agli anni del boom economico degli anni ’60. Penso. Poi l’emigrazione fece diminuire la pressione della sopravvivenza umana anche nel nostro amato paese. E forse scomparve anche la raccomandazione delle mamme nei pranzi delle feste importanti, di usare poco tumazzu grattatu sulla pasta col sugo: “a picca a picca ca je di piecura”! Essere di pecora lo rendeva prezioso. Non ho mai capito bene il motivo. Può darsi che fosse prezioso al confronto con la mollica di pane abbrustolita che lo sostituiva il più delle volte.<br />
Oggi è un privilegio mangiare polpette di pane e uovo fritte e gonfiate di sugo col quale si condiscono i maccheroni cosparsi di mollica abbrustolita.<br />
Salutu a Caluzzieddu cas’avissi a ricurdari di mia.</p>
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